Coltello resolza pattadesa in corno di montone con lama da cm 10 – A. Deroma Pattada

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Descrizione Antonio Deroma, giovane coltellinaio pattadese rispecchia lo spirito orgoglioso dell’artigiano che sa di dover creare un’opera perfetta, per la quale non si deve aver fretta e non si può risparmiare sulle materie prime che formeranno una creazione con dentro una vera e propria anima d’acciaio. Il coltello di Pattada, più propriamente la “Resolza“, è un caratteristico coltello a serramanico prodotto a partire dalla seconda metà dell’800, immediatamente riconoscibile per la sua tipica lama a forma di “foglia di mirto” e ha una lunghezza variabile a seconda degli usi. Il coltello di Pattada vanta una tradizione secolare. Poichè Pattada sorge su un esteso giacimento di minerale di ferro, i coltelli e gli strumenti più antichi venivano fabbricati col ferro dolce. Dopo l’avvento della ghisa (95% di ferro e 5% di carbonio), si arrivò a quello che è oggi il materiale ideale per la lavorazione del coltello: l’acciaio, ottenuto riducendo la quantità di carbonio dal 5% all’1% circa. Sono così nati i vari tipi di acciaio che ci danno oggi quei coltelli che possiamo quasi definire perfetti. Per quanto riguarda la forma dei coltelli, col passare degli anni si è passati da una forma squadrata a una più tondeggiante. Nei primi esemplari in pietra di epoca preistorica prevaleva la forma rettangolare che, per certi usi, rimase fino ad oggi. In particolare rimase nelle lame più pregiate, affilatissime, che servivano per radere la barba, ed erano protette da una speciale custodia. Col tempo si arrivò a costruire la custodia unita direttamente alla lama: di qui il coltello a serramanico che in sardo conservò il nome, mutandolo dapprima in rasorza e quindi in resolza, mentre in italiano il nome rasoio è rimasto solo alla lama per radere. Dall’antichità si preferì per molti usi una lama triangolare: il primo esempio si trova in un coltello di bronzo rinvenuto nei pressi di un insediamento nuragico vicino Pattada. Pian piano tale forma si perfezionò, fino ad arrivare a quella che è oggi la classica forma a foglia di mirto, tipica del coltello pattadese, anche se, purtroppo, è largamente imitata.

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